Il tempo…

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Vige una regola comune quando si percepisce l’arrivo della vecchiaia: la costante sensazione di non appartenere al tempo presente e contemporaneamente essere costretti ad abituarsi alle sue leggi, caratteristiche sensazioni per il solo fatto di essere ancora vivi. Man mano che la vita prosegue, l’insofferenza di essere nel tempo e simultaneamente fuori dal tempo tramuta in una crisi più profonda, dallo scetticismo si passa al rifiuto totale, al “contemptus mundi”, infine degenera in un vero e proprio orrore. L’orrore di non avere più il conforto dell’abitudine, della familiarità, di non riconoscere più qualcosa di proprio o consueto. Poco importa che siano giocattoli vecchi, nuovi cellulari, macchine più evolute o frammenti papiracei: la terribile, oscura sensazione di nudità di fronte all’ignoto ci sgretola in maniera ineluttabile. E non è un ignoto che ci impone qualcuno, anche se tanto amiamo cercare capri espiatori: è un ignoto che ci impone la vita. E nel profondo lo sappiamo. Non cerchiamo neanche di accusare qualcuno, a un certo punto. Quando arriviamo a fare i conti con noi stessi, sulla nostra appartenenza a un tempo trapassato remoto, là cediamo. E ci rassegniamo.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

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