Verona. . .

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Quando lo spettro della Peste passò su Verona, l’effetto incredibile che ebbe sulla vita delle persone lasciò un segno indelebile anche per le vie della città. Non fu l’abitato più martoriato in termini numerici, perché Milano contò centinaia di migliaia di vittime, ma considerato il numero ben più esiguo di abitanti Verona, quest’ultima fu il cuore nero della Peste del 1630. Furono 33.000 le vittime. Il 61% della popolazione. Più della metà. Morti. Malati. Andati. Inghiottiti dal morbo. Sapete che vuol dire? Giusto per farvi un paragone, se oggi succedesse nella città in cui voi abitate, sparirebbe la maggior parte dei vostri conoscenti. I vostri vicini di casa. I vostri insegnanti. I vostri parenti. I vostri amanti. Perduti. Andati. Morti. 61% della popolazione vuol dire che ogni cosa si ferma. Che la maggior parte delle case si svuota. Che intere vie, una volta popolate del chiacchiericcio dei passanti, diventano gallerie cineree di una pinacoteca mortuaria. Al peggio, calpestavi cadaveri per strada. Al meglio, ti ritrovavi da solo. I tavoli delle locande senza avventori. Chiese dalle porte divelte e dai paramenti sacri rubati, le assi cigolanti per il vento che sussurra nelle orecchie di chi è sopravvissuto. I primi giorni sono una specie di orgia delle peggiori infamate umane: gente che, con la scusa di una probabile morte nei giorni successivi, faceva tutto quello che aveva soppresso in tanti anni di normalità. Gente che si sentiva legittimata a rubare, godere, uccidere, picchiare. Perché tanto chi gliel’avrebbe fatta pagare? Non c’era legge nei paesi con la peste. E in quel 1630 anche Verona divenne prima Inferno, con demoni danzanti, umani che avevano perso umanità. Poi divenne Purgatorio. Silenzio. Perché quando muore gran parte della città c’è un silenzio surreale che nessuno si aspetterebbe. Finite le orge, finito lo spettacolo triste e indecoroso dell’umanità impazzita in preda alla paura e all’egoismo, finite le urla, finito tutto quel che lo spettacolo della Peste poteva offrire… ecco, rimanevano solo i morti. I cadaveri e il silenzio. E il tintinnio di qualche monatto.   Foto ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

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