Io sono Roma… (parte 2)

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“Io sono Roma. Sono una vecchia. Una bellissima vecchia con millenni sulle spalle. I lupi mi allattano, le aquile mi proteggono, i leoni mi temono. Dormo sotto gli scudi a testuggine, mi culla il suono dei tamburi, i corni da guerra intonano la mia ninna nanna. Io ho partorito, ucciso e divinizzato Cesare. Io l’ho elevato tanto che nessuno al mondo lo sussurra senza sentire il fremito di un antico saluto – Ave Cesare! –, senza respirarne l’ambizione e la bellezza, senza provare invidia per chi si è fregiato del suo nome, un nome che divenne titolo.”
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Io sono Roma…

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Eppure, pur distrutta, quella città era Roma. Roma. Riempiva la bocca al solo pronunciarlo. Poteva essere ancora un simbolo, con tutte le macerie, con tutte le rovine, con tutte le ceneri. Poteva ancora far tremare i polsi, far piangere e far ridere. Poteva far innamorare, poteva far gridare in suo nome. Perché? Dopotutto erano solo macerie. No, non sono solo macerie. E’ un’icona. E’ un nome. Un impero. E’ bellezza struggente, forza d’animo, alzata di capo. L’avevano distrutta diverse volte nel corso della storia. E lei era sempre rinata, tre volte più forte, tre volte più grande, ostinata, opulenta. Aveva vinto la peste, i saccheggi dei Goti, il Sacco dei Lanzichenecchi, il bombardamento di San Lorenzo e Dio solo sa quanti altri orrori che l’avevano quasi rasa al suolo, perfino l’incendio dell’epoca neroniana. Ma era sempre tornata a vivere, splendida e ancor più splendida di prima. Roma. Io sono Roma. Bombardatemi e io mi ricostruirò cento volte più potente. Cento volte più viva.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Guerra e passione…

 

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Platone dice che la guerra esiste ed esisterà sempre perché nasce dalle passioni umane. […] E senza dubbio dice una cosa giusta. A pensarci bene, ogni nostro gesto è un atto di guerra. Ogni nostra azione quotidiana è una forma di guerra che esercitiamo contro qualcuno o qualcosa. La rivalità professionale e politica, ad esempio, è una forma di guerra. La contesa elettorale è una forma di guerra. La competizione in tutti i suoi aspetti è una forma di guerra. E certi sport sono un’autentica guerra. […]
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo cit. da “La forza della Ragione” di Oriana Fallaci

Leggere…

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Il piacere segreto di un lettore è la sua sempiterna possibilità di vivere le vite altrui, i corpi altrui, le storie altrui. Chi legge non è una persona che ha scelto di non vivere una vita. E’ una persona che ha scelto di viverne tante. Sono pochi grammi di inchiostro su materiale cartaceo, eppure hanno il potere più grande del mondo: le parole scritte hanno il potere di ispirare e muovere le persone, più di quanto cose ben più ingombranti possano fare.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Percezioni…

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Essere vuol dire essere percepiti, pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo. La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba, siamo legati ad altri. Passati e presenti. E da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo cit. film “Cloud Atlas”

 

 

Il tempo…

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Vige una regola comune quando si percepisce l’arrivo della vecchiaia: la costante sensazione di non appartenere al tempo presente e contemporaneamente essere costretti ad abituarsi alle sue leggi, caratteristiche sensazioni per il solo fatto di essere ancora vivi. Man mano che la vita prosegue, l’insofferenza di essere nel tempo e simultaneamente fuori dal tempo tramuta in una crisi più profonda, dallo scetticismo si passa al rifiuto totale, al “contemptus mundi”, infine degenera in un vero e proprio orrore. L’orrore di non avere più il conforto dell’abitudine, della familiarità, di non riconoscere più qualcosa di proprio o consueto. Poco importa che siano giocattoli vecchi, nuovi cellulari, macchine più evolute o frammenti papiracei: la terribile, oscura sensazione di nudità di fronte all’ignoto ci sgretola in maniera ineluttabile. E non è un ignoto che ci impone qualcuno, anche se tanto amiamo cercare capri espiatori: è un ignoto che ci impone la vita. E nel profondo lo sappiamo. Non cerchiamo neanche di accusare qualcuno, a un certo punto. Quando arriviamo a fare i conti con noi stessi, sulla nostra appartenenza a un tempo trapassato remoto, là cediamo. E ci rassegniamo.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Dietro una fotografia c’è sempre un’emozione…

Può una fotografia, che agli occhi di tanti potrebbe sembrare statica, raccontarci una storia o suscitarci emozioni? Non sempre risponderei io, per il semplice fatto che ogni fotografia racconta ciò che il suo autore in quel momento sta vedendo e sta provando; non tutti abbiamo la stessa sensibilità e lo stesso livello di empatia e  può accadere quindi che una fotografia, all’apparenza perfetta per colui che l’ha scattata, non trasmetta nulla o che sembri semplicemente “una foto-cartolina”. Molti fotografi si affannano nel cercare lo scatto perfetto che risponda sia ai giusti canoni tecnici e che venga incontro ai gusti dello spettatore ma mi chiedo, è necessario tutto questo gran da farsi? Ultimamente stanno emergendo da cantine e soffitte dimenticate, centinaia di archivi fotografici di persone semi-sconosciute che diventano ahimè famose quando ormai sono sparite da anni; fotografi, a volte improvvisati altre volte no, che scattavano per il puro gusto di farlo o per il proprio piacere personale senza preoccuparsi se sarebbero piaciute o no ad un eventuale pubblico. Attualmente, con l’evolversi del digitale e la commercializzazione ad ampio raggio di apparecchiature fotografiche di ogni livello, la fotografia forse sta perdendo il suo valore e il suo scopo primario, diventando sempre più un esercizio di stile piuttosto che un impegno mentale ed emotivo per far sì che possa trasmettere un qualsivoglia messaggio. Nonostante ciò penso che valga la pena provarci, tentare e ritentare e se poi la propria opera non verrà compresa, beh pazienza, non dimentichiamoci che “de gustibus non disputandum est”

Buona luce