Percezioni…

ANG_1231
Essere vuol dire essere percepiti, pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo. La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba, siamo legati ad altri. Passati e presenti. E da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo cit. film “Cloud Atlas”

 

 

Il tempo…

the wait 1
Vige una regola comune quando si percepisce l’arrivo della vecchiaia: la costante sensazione di non appartenere al tempo presente e contemporaneamente essere costretti ad abituarsi alle sue leggi, caratteristiche sensazioni per il solo fatto di essere ancora vivi. Man mano che la vita prosegue, l’insofferenza di essere nel tempo e simultaneamente fuori dal tempo tramuta in una crisi più profonda, dallo scetticismo si passa al rifiuto totale, al “contemptus mundi”, infine degenera in un vero e proprio orrore. L’orrore di non avere più il conforto dell’abitudine, della familiarità, di non riconoscere più qualcosa di proprio o consueto. Poco importa che siano giocattoli vecchi, nuovi cellulari, macchine più evolute o frammenti papiracei: la terribile, oscura sensazione di nudità di fronte all’ignoto ci sgretola in maniera ineluttabile. E non è un ignoto che ci impone qualcuno, anche se tanto amiamo cercare capri espiatori: è un ignoto che ci impone la vita. E nel profondo lo sappiamo. Non cerchiamo neanche di accusare qualcuno, a un certo punto. Quando arriviamo a fare i conti con noi stessi, sulla nostra appartenenza a un tempo trapassato remoto, là cediamo. E ci rassegniamo.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Dietro una fotografia c’è sempre un’emozione…

Può una fotografia, che agli occhi di tanti potrebbe sembrare statica, raccontarci una storia o suscitarci emozioni? Non sempre risponderei io, per il semplice fatto che ogni fotografia racconta ciò che il suo autore in quel momento sta vedendo e sta provando; non tutti abbiamo la stessa sensibilità e lo stesso livello di empatia e  può accadere quindi che una fotografia, all’apparenza perfetta per colui che l’ha scattata, non trasmetta nulla o che sembri semplicemente “una foto-cartolina”. Molti fotografi si affannano nel cercare lo scatto perfetto che risponda sia ai giusti canoni tecnici e che venga incontro ai gusti dello spettatore ma mi chiedo, è necessario tutto questo gran da farsi? Ultimamente stanno emergendo da cantine e soffitte dimenticate, centinaia di archivi fotografici di persone semi-sconosciute che diventano ahimè famose quando ormai sono sparite da anni; fotografi, a volte improvvisati altre volte no, che scattavano per il puro gusto di farlo o per il proprio piacere personale senza preoccuparsi se sarebbero piaciute o no ad un eventuale pubblico. Attualmente, con l’evolversi del digitale e la commercializzazione ad ampio raggio di apparecchiature fotografiche di ogni livello, la fotografia forse sta perdendo il suo valore e il suo scopo primario, diventando sempre più un esercizio di stile piuttosto che un impegno mentale ed emotivo per far sì che possa trasmettere un qualsivoglia messaggio. Nonostante ciò penso che valga la pena provarci, tentare e ritentare e se poi la propria opera non verrà compresa, beh pazienza, non dimentichiamoci che “de gustibus non disputandum est”

Buona luce