L’ira…

ANGELAPHOTO-55C’era stato un periodo in cui Agrippina aveva pianto fino a consumarsi le gote, fino a farsi venire le ginocchia sbucciate per quanto spesso si gettava a terra nella disperazione. C’era stato un periodo in cui Agrippina aveva, con amarezza e con rimorso, rimpianto tutti i giorni in cui Germanico le era stato lontano. I giorni in cui aveva affiancato Tiberio in Germania e il leone che sarebbe diventato aveva già fatto mostra della sua bella criniera. I giorni in cui fu eletto Console e gli bastò presentarsi di fronte alle legioni per quietarle, per placarle, per rimetterle in riga. Non ebbe bisogno nemmeno di alzare la voce. Lui si presentò e i legionari che si erano dati alla macchia, al saccheggio e allo stupro abbassarono gli occhi in vergogna. Rimpianse quei giorni lontana da lui. I giorni, poi, in cui Germanico riconquistò le aquile perdute a Teutoburgo. E rimpianse soprattutto, infine, i giorni dell’incarico ad Oriente. I giorni in cui suo marito aveva premiato Pisone. I giorni in cui quell’infame lo aveva avvelenato. Ogni giorno che Agrippina non aveva passato con Germanico, lui aveva speso quelle ore per Roma. E la cosa più orribile era che Roma non lo aveva ringraziato. Alla cerimonia funebre delle ceneri, Agrippina aveva pianto talmente tanto che sentiva i suoi occhi ardere come durante un incendio. Sì, c’era stato un periodo in cui Agrippina aveva pianto fino a consumarsi le gote, fino a farsi venire le ginocchia sbucciate per quanto spesso si gettava a terra nella disperazione. Ma quando perfino Tiberio si rifiutò di presentarsi al funerale del marito, Agrippina conobbe un nuovo sentimento. Non il rimpianto, che conosceva bene. Non l’amarezza, troppo blanda rispetto a quel che i suoi polsi tremanti e il suo cuore battente le suggerivano. Quello che provò Agrippina, quando si ritrovò circondata di altre persone che lo amavano, tutti, tranne Pisone e Tiberio, infami, lei fu presa da una nuova, inusitata abitante della sua mente. L’ira. La traboccante, incontrollabile ira.

Foto ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

La danza…

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Avec ses vêtements ondoyants et nacrés, Même quand elle marche on croirait qu’elle danse, Con le vesti ondeggianti e iridescenti, anche quando cammina si direbbe che danzi….”
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo cit da I Fiori del Male

POST – APOCALISSE

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Via Ostiense era una riga di squadra che puntava dritta e risoluta verso il Sud della città ed arrivava fino ad Ostia, da cui prendeva il nome. Doveva essere stata piuttosto trafficata, un tempo: numerose macchine erano ferme in mezzo alla carreggiata, completamente arrugginite. In una piccola utilitaria c’era addirittura lo scheletro antico di una vittima prebellica. Le crepe dell’asfalto avevano avvallato la strada in più punti e gli edifici ai lati si scrostavano sotto il lavoro incessante dell’impietoso sole. Pioveva nel post-apocalisse? Non seppe darsi una risposta.
Foto ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Io sono Roma… (parte 2)

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“Io sono Roma. Sono una vecchia. Una bellissima vecchia con millenni sulle spalle. I lupi mi allattano, le aquile mi proteggono, i leoni mi temono. Dormo sotto gli scudi a testuggine, mi culla il suono dei tamburi, i corni da guerra intonano la mia ninna nanna. Io ho partorito, ucciso e divinizzato Cesare. Io l’ho elevato tanto che nessuno al mondo lo sussurra senza sentire il fremito di un antico saluto – Ave Cesare! –, senza respirarne l’ambizione e la bellezza, senza provare invidia per chi si è fregiato del suo nome, un nome che divenne titolo.”
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Io sono Roma…

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Eppure, pur distrutta, quella città era Roma. Roma. Riempiva la bocca al solo pronunciarlo. Poteva essere ancora un simbolo, con tutte le macerie, con tutte le rovine, con tutte le ceneri. Poteva ancora far tremare i polsi, far piangere e far ridere. Poteva far innamorare, poteva far gridare in suo nome. Perché? Dopotutto erano solo macerie. No, non sono solo macerie. E’ un’icona. E’ un nome. Un impero. E’ bellezza struggente, forza d’animo, alzata di capo. L’avevano distrutta diverse volte nel corso della storia. E lei era sempre rinata, tre volte più forte, tre volte più grande, ostinata, opulenta. Aveva vinto la peste, i saccheggi dei Goti, il Sacco dei Lanzichenecchi, il bombardamento di San Lorenzo e Dio solo sa quanti altri orrori che l’avevano quasi rasa al suolo, perfino l’incendio dell’epoca neroniana. Ma era sempre tornata a vivere, splendida e ancor più splendida di prima. Roma. Io sono Roma. Bombardatemi e io mi ricostruirò cento volte più potente. Cento volte più viva.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris

Guerra e passione…

 

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Platone dice che la guerra esiste ed esisterà sempre perché nasce dalle passioni umane. […] E senza dubbio dice una cosa giusta. A pensarci bene, ogni nostro gesto è un atto di guerra. Ogni nostra azione quotidiana è una forma di guerra che esercitiamo contro qualcuno o qualcosa. La rivalità professionale e politica, ad esempio, è una forma di guerra. La contesa elettorale è una forma di guerra. La competizione in tutti i suoi aspetti è una forma di guerra. E certi sport sono un’autentica guerra. […]
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Testo cit. da “La forza della Ragione” di Oriana Fallaci

Leggere…

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Il piacere segreto di un lettore è la sua sempiterna possibilità di vivere le vite altrui, i corpi altrui, le storie altrui. Chi legge non è una persona che ha scelto di non vivere una vita. E’ una persona che ha scelto di viverne tante. Sono pochi grammi di inchiostro su materiale cartaceo, eppure hanno il potere più grande del mondo: le parole scritte hanno il potere di ispirare e muovere le persone, più di quanto cose ben più ingombranti possano fare.
Foto   ©AngelaPetruccioli
Testo ©MachinaReiMilitaris